Tutti pazzi per la mosca

Ci risiamo.

Puntualmente come arriviamo a settembre ecco che dagli oliveti si leva un lamento : “Ah! La mosca!”,  “Io quest’anno un colgo nulla, m’importa ‘na bella s…”, “E chi ce lo fa fà di coglierle l’ulive, l’olio me lo compro alla Coop e tanti saluti”, “E quelli dell’allerta provinciale dov’erano quando c’è stato l’attacco, a dormì?” …

Purtroppo quello della mosca dell’olivo sta diventando un problema endemico negli oliveti toscani: le estati calde e siccitose non bastano più a bilanciare l’assenza d’inverno che con le sue basse temperature stroncherebbe sul nascere ogni velleità di proliferazione di Bactrocera oleae.

Come tutti, anche noi siamo rimasti sorpresi nel constatare, a fine agosto, i classici buchi da ovodeposizione e da fuoriuscita della farfalla sulle drupe. Anzi, il passaggio da sorpresa a ira e da ira a frustrazione è stato rapidissimo quando abbiamo visto la prima cascola di olive bacate. Insomma, un bello shock per chi fa olivicoltura, e soprattutto per chi ambisce a vivere di questo lavoro. Alla frustrazione è poi subentrato il terrore di perdere il prodotto. Siamo dunque corsi ai ripari e abbiamo trattato le piante con prodotti a base di rame, consentiti in agricoltura biologica. La situazione ora pare stazionaria.

La comparsa di questo insetto pestifero e di tutto il suo indotto mette però anche in luce il fossato cultu/colturale del fare l’olio, per lo meno in questo angolo di Toscana: il sistema vecchio e quello nuovo.

Nella prima fazione ci sono i fautori del “tanto”, ovvero del Più-ce-n’è-e-meglio-è;  sono i sostenitori della raccolta tardiva, quella che si fa tra novembre e dicembre. Perché rende di più: dal 15 al 20% (15-20 kg su 100 kg di olive). È la mentalità della vecchia generazione e dei classici del: “Il mi nonno faceva così, il mi babbo faceva così e io fò così.”

Nella seconda ci sono i fautori del “buono”, ovvero del “Meno-ma-meglio”, che le olive preferiscono coglierle precoci pur sapendo che la resa è inferiore: tra il 10 e il 12% (10-12 kg su 100 kg di olive). Sono le generazioni più giovani tra le quali ci annoveriamo anche noi, che siamo tra l’altro i primi consumatori del nostro olio.

E dunque, dicevamo, la presenza della mosca olearia costringerà gli olivicoltori – professionisti e della domenica – a doversi sempre più confrontare col fatidico dilemma: meglio anticipare la raccolta, sapendo comunque che renderà meno in termini di olio, ma essere sicuri di avere un buon prodotto, o meglio aspettare metà novembre per farne di più, ma col rischio di restare alla fine davvero con un pugno di mosche?

 

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