L’Italia olivicola e olearia nel 2017

Nella sua ultima newsletter (n° 115, aprile 2017) il Consiglio oleicolo internazionale (COI) ha pubblicato una radiografia aggiornata della produzione di olio d’oliva in Italia. In questo post ne pubblichiamo la traduzione.

Formazione dell'infiorescenza dell'olivo

L’Italia olivicola

L’olivicoltura in Italia si estende su una superficie di 1 075 000 ha, di cui il 21% è irriguo mentre il restante è coltivato in asciutto. Il principale areale di coltivazione è la Puglia, che da sola rappresenta il 45% degli oliveti italiani. Seguono la Calabria  (19%), la Sicilia (10%), la Campania (7%), il Lazio (5%), Toscana e Sardegna (3% ciascuna), Basilicata e Umbria (2% ciascuna); mentre il restante 4% è suddiviso tra Molise, Liguria, Marche e Veneto. La superficie classificata in regime biologico copre approssimativamente 176 000 ettari: il 16% della produzione nazionale complessiva. Anche in questo caso è la Puglia a fare la parte del leone con un’estensione olivicola di  55 000 ettari, pari al 32% della superficie nazionale  e al 15% della superficie regionale. Seconda  per estensione di olivi convertiti a regime biologico è la Calabria con 51 000 ettari.

Il nostro Paese conta più di 500 varietà di olive e oltre il 90% dell’olio prodotto è ottenuto da 45 cultivar. L’80% della produzione di olio d’oliva è concentrato in tre regioni: Puglia, Calabria e Sicilia, dove le cultivar più diffuse sono la Coratina, l’Ogliarola e la Cellina di Nardò, coltivate principalmente in Puglia.  Le varietà Carolea, Cassanese e Ottobratica sono tipiche della Calabria mentre in Sicilia crescono le cultivar Biancolilla, Cerasuola, Moresca, Santagatese e Tonda Iblea (di cui le ultime due sono utilizzate per la produzione sia di olio sia di olive da mensa). Altre importanti cultivar italiane utilizzate principalmente per la produzione di olio sono Frantoio, Leccino, Moraiolo, Taggiasca, Canino e Dolce Agogia. Le varietà impiegate principalmente come olive da mensa sono: Bella di Cerignola, Nocellara del Belice, Ascolana tenera, Giarraffa, Sant’Agostino e Santa Caterina. Coltivate prevalentemente in Puglia e Sicilia, coprono il 70% della produzione nazionale di olive da mensa.

L’olivicoltura è un’attività agricola importante in Italia; da sola genera 3 151 milioni di euro e copre il 2,4% del valore di produzione del comparto agroalimentare. L’Italia conta 5 000 frantoi, 10 raffinerie e 38 sansifici (fonte: Ismea).

L’Italia olearia

Negli ultimi cinquant’anni la produzione di olio d’oliva in Italia è cresciuta costantemente, raggiungendo il punto massimo di 879 000 tonnellate nel 2004/05. Successivamente ha conosciuto un rapido declino arrivando a valori minimi di 190 000 t, dato peraltro superato in termini negativi assoluti nel 1990/91, che con una produzione di 163 300 t è considerato la peggiore annata olearia della storia. Per il 2016/17 si stima una produzione di 190 000 t, che equivarrebbe a un calo del 60% rispetto all’anno precedente. Condizioni meteorologiche avverse e le malattie dell’olivo hanno contribuito a una significativa perdita di produzione.

Negli ultimi 50 anni i record medi di produzione e di consumo di olio, rispettivamente pari a 611 220 t e a 730 400 t, sono stati raggiunti nel decennio 1995-2005. L’attuale consumo medio pro capite di olio d’oliva è di 9,1 kg all’anno. In termini di classificazione merceologica, nell’annata olearia 2015/16 la produzione si è suddivisa per il 65% in extravergine, per il 30% in olio vergine lampante e per il 5% in olio di sansa di oliva.

Olive nel telo di raccolta

 

Per far fronte alle problematiche del comparto produttivo, il Ministero delle Politiche agricole e forestali ha lanciato un Piano di settore olivicolo-oleario a livello nazionale e regionale per il periodo 2016-2020, basato sui seguenti cinque obiettivi strategici:

  1. incremento della produzione nazionale di olio extravergine d’oliva senza abusare delle risorse naturali – in particolare idriche – attraverso la razionalizzazione dei metodi di coltivazione e conduzione degli oliveti tradizionali; rinnovo degli impianti e introduzione di nuovi sistemi di coltivazione, al contempo sostenibili per l’ambiente e capaci di potenziare lo sviluppo economico nel rispetto del paesaggio e del valore storico degli areali olivicoli;
  2. supporto e promozione della ricerca per aumentare e potenziare la produttività degli oliveti italiani;
  3. sostegno a iniziative di promozione dei prodotti Made in Italy rientranti in  categorie di qualità superiori, come l’olio extravergine d’oliva, attraverso la loro promozione sui mercati interni e internazionali;
  4. sostegno del recupero varietale delle cultivar nazionali di olive da mensa attraverso la realizzazione di nuovi impianti interamente sottoposti a processi di coltivazione meccanizzata;
  5. sostegno e supporto all’organizzazione economica dei produttori del settore oleario.

Nel 2015/16 le esportazioni italiane di olio d’oliva hanno registrato un aumento del 5% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un volume totale di 387 366,40 tonnellate. Il  60% è stato esportato nei paesi extra UE, principalmente Stati Uniti (29% del volume totale), Canada e Giappone (6% ciascuno) e Australia (2%).

Il restante 40% è stato commercializzato all’interno dell’UE. I principali paesi destinatari delle vendite sono state la Germania (11%), la Francia (8%), la Spagna (6%) e il Regno Unito (3%).

Sul piano delle categorie merceologiche, il 72% delle esportazioni totali sono state totalizzate dagli oli vergini ed extravergini, il 16% dagli oli d’oliva e il 12% dagli oli di sansa di oliva.

(Traduzione a cura di Fosca Monesi)

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