Suvignano, simbolo della lotta alle mafie in Toscana

State programmando le vostre vacanze in Toscana e volete venire all’Oliveta della Torre per un rifornimento di olio buono? Magari dopo un salutare bagno alle Terme di Petriolo? Allora ritagliatevi qualche ora in più per visitare il complesso agricolo di Suvignano, simbolo della lotta alle mafie in Toscana, a circa 25 minuti di auto da Montepescini.

Dalla confisca alla criminalità alla tutela della biodiversità

Nel 2020 la tenuta di Suvignano, 640 ettari immersi in un paesaggio idilliaco, ha festeggiato il secondo anno della sua nuova vita. Sequestrata nel 1983 a un imprenditore legato alla mafia, nel 2018 lo Stato l’ha restituita ai cittadini dopo un lungo iter amministrativo. La Regione gestirà Suvignano, simbolo della lotta alle mafie in Toscana, attraverso la duplice funzione di centro per la cultura della legalità e azienda agricola consacrata alla agro- biodiversità.

Gregge di pecore al pascolo
Pecore al pascolo a Suvignano

Passeggiata nella storia, nella legalità e nella sostenibilità

Nel luglio 2020 a Suvignano si è inaugurato il “Percorso della Legalità”. Un sentiero che si snoda nel cuore della tenuta, accompagnato da 10 pannelli che ne raccontano la storia, dal XIII secolo ai giorni nostri. L’itinerario dura circa un’ora lungo un tracciato facile e accessibile anche alle famiglie.

I pannelli, scritti in italiano e in inglese, sono dotati di elementi in braille e di codici QR per l’approfondimento in Internet. Raccontano una storia che inizia nella seconda metà del Duecento. Allora Suvignano rappresentava un passaggio alternativo alla Via Francigena, nei periodi in cui le piogge e la neve rendevano impraticabile la via dei pellegrini. E arriva fino alla recente confisca del complesso agricolo alla mafia.

Nel 1983 l’azienda agricola fu infatti sequestrata a un imprenditore palermitano legato a Cosa Nostra. La tenuta di Suvignano si scoprì allora al centro di una criminalità che reinvestiva i guadagni illeciti ben lontano dalla Sicilia. Suvignano apparve come il buco nero del malaffare nella felice e idilliaca Toscana. 

Un pannello è dedicato ai giudici Falcone e Borsellino. I due magistrati furono in prima linea nella lotta alla mafia e ne pagarono il prezzo più alto, quello della vita. 

Un altro pannello illustra la legge che ha introdotto nel codice penale il reato di associazione di tipo mafioso (Legge Rognoni-La Torre).

Riuso sociale dei beni della mafia

Andando avanti lungo il sentiero altri pannelli raccontano l’impegno della Regione Toscana per sostenere la cultura della legalità, soprattutto tra i giovani. Per esempio attraverso la programmazione di campi antimafia. In passato i campi della legalità venivano organizzati in Sicilia, in Calabria e in altri luoghi del Sud Italia sui terreni strappati alla criminalità organizzata. Dall’anno scorso si tengono anche a Suvignano. Un altro esempio è la “Biblioteca della Legalità”, ospitata a Firenze nel Centro di documentazione Cultura della legalità democratica presso il Palazzo Strozzi Sacrati. Il Centro, finanziato anche con fondi di cittadini, custodisce gli atti delle inchieste parlamentari e dei processi sui misteri e i poteri occulti in Italia. Raccoglie le documentazioni sulle stragi, l’eversione e la mafia appunto. Si tratta di una struttura praticamente unica dalle Alpi alla Sicilia e interamente pubblica, nata nel 1994: una vera “casa della memoria”.

Ci sono infine i pannelli dedicati all’attività agricola di Suvignano. Con il suo progetto la Regione punta infatti a sviluppare l’agro- biodiversità sui campi e i pascoli della tenuta. Si va dalla coltivazione di grano, orzo e avena agli allevamenti ovini, suini e equini, dalle coloniche in funzione di stalle e officine ai fabbricati destinati all’agriturismo. 

La villa di Suvignano vista dalla strada
L’antica villa di Suvignano

Abbiamo voluto valorizzare la grande bellezza della Tenuta di Suvignano e il suo alto valore simbolico fornendo ai visitatori una guida che li accompagnerà alla scoperta di questo patrimonio restituito alla legalità

– ha dichiarato l’assessore alla presidenza Vittorio Bugli –

Sarà anche un modo per ricordare l’impegno delle persone che si sono adoperate affinché Suvignano e tanti altri beni che appartenevano alla mafia, potessero tornare a beneficio della comunità. Oggi il nostro desiderio è quello di far rinascere Suvignano con caratteristiche totalmente innovative come la promozione della cultura della legalità e la valorizzazione delle risorse del territorio.

Vacanze in Toscana: quando ruralità e legalità fanno rima con qualità.

Come azienda agricola siamo davvero felici di questa vittoria delle istituzioni sulla criminalità organizzata. Ci auguriamo che il progetto, oltre che sul piano sociale e agricolo, possa decollare anche su quello turistico. Contribuirebbe infatti a portare al nostro piccolo comune di Murlo un indotto molto interessante in termini di qualità del turismo. 

“Il riscatto della legalità: Suvignano e altre storie” – Video sul progetto di Suvignano e sulla lotta dello Stato contro le mafie.