Una tartufaia biologica per diversificare

Per l’Oliveta della Torre il 2021 sarà l’anno in cui, tra le cose belle, avremo messo in campo un piccolo sogno che coltivavamo da tempo per diversificare la produzione di olio evo bio: realizzare una tartufaia biologica. Finalmente, fugato qualche dubbio esistenziale e le numerose incertezze causate dalla pandemia da COVID 19, un mese fa ci siamo decisi a fare il primo passo per concretizzare il nostro proposito. 

Così, dopo aver delimitato il campo e preparato il terreno in febbraio, il giorno di Pasquetta, invece di perpetuare la tradizionale scampagnata in famiglia ci siamo dati alla piantumazione di una trentina di noccioli tartufigeni della varietà Tonda Gentile Romana. Il nocciolo è una cosiddetta pianta a duplice attitudine: oltre a produrre squisiti frutti ospita anche volentieri le varietà di funghi pregiati del genere Tuber. Il tartufo è infatti un fungo simbionte, non riesce a germogliare sotto terra, come per esempio i tuberi (con cui ha in comune solo il nome scientifico), ma ha bisogno di attecchire e prosperare su radici “amiche” vivendo in simbiosi con loro. Tra queste abbiamo dunque scelto il nocciolo in modo che, quando arriverà a produzione, oltre a sfruttarne le radici pregiate potremo anche abbinare i suoi frutti alle nostre squisite noci che vendiamo ogni anno in occasione delle fiere autunnali. 

Realizzare una tartufaia biologica con noccioli micorrizati
Piantina di nocciolo micorrizato appena messa a dimora

Ciclo (quasi) chiuso

Dopo aver lavorato il campo e preparato le buche per i noccioli micorrizati lo abbiamo arricchito con concime naturale, nel nostro caso stallatico di vacca prodotto interamente in azienda. Per dare al suolo il necessario apporto di calcio di cui è deficitario abbiamo aggiunto i gusci d’uovo delle nostre galline, pazientemente conservati negli anni e triturati finemente. 

Il trattamento del terreno è stato fatto con risorse interamente naturali, in gran parte create e trasformate all’interno della nostra azienda agricola, all’insegna del ciclo chiuso in cui crediamo molto. Uniche eccezioni alla regola i noccioli, che abbiamo acquistato in Umbria presso un vivaio specializzato in micorrizazioni.

Riusciremo nel nostro intento di realizzare una tartufaia biologica? Certo l’ondata di freddo che si è abbattuta nelle ultime settimane e ha bruciato i fiori dei frutteti non aiuta (quest’anno mangeremo solo mele purtroppo!). Ma il nostro corileto sperimentale sembra aver resistito all’infausto colpo di coda dell’inverno e per ora tutto lascia ben sperare. 

Strada facendo…

Due le idee alla base del progetto. La prima è ovviamente diversificare la produzione di olio evo; la seconda, più ambiziosa, è realizzare un prodotto interamente biologico che unisca all’aroma del tartufo fresco le qualità organolettiche dell’olio extravergine di oliva. La strada non è delle più semplici e non passa certo per l’olio aromatizzato al tartufo, che nulla ha del prezioso fungo, come ben spiega un addetto ai lavori in questo post

Ce la faremo dunque? Strada facendo, come dice la celebre canzone, lo scopriremo!

Nel frattempo, se vi va, guardate il video della prima parte del nostro progetto-proposito di realizzare una tartufaia biologica e comunicateci le vostre impressioni.

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